Introduzione

Questo blog è un tentativo di mettere insieme, in Friuli Venezia Giulia, un gruppo di discussione in risposta all' appello Cerca la rotta di Gesualdi. Vediamo se ci riesce sul web quello che non ci è riuscito a quattr' occhi.

Prima di tutto consiglio di leggere questa breve nota sul metodo che si vuole seguire.

Qui invece c'è la discussione sul primo argomento

mercoledì 15 settembre 2010

C'è ancora spazio per la crescita? - Introduzione

Questo è il primo argomento di discussione proposto. Sul sito del nuovo centro di sviluppo si possono trovare le risposte date dai gruppi fin qui ed un po' di materiale sull'argomento.

Il punto di partenza ufficiale quindi è questo.

Ma se non avete voglia di leggerlo, beh non mi dispiace mica. Un contributo a mente 'vuota' sarà magari saranno fuori argomento ma potrebbe portare anche qualche idea fresca. Comunque per iniziare la cosa migliore sarebbe avere una lista di idee, spunti ed opinioni da passare poi al setaccio in una seconda fase per vedere come riuscire a farle coagulare in un discorso coerente.

4 commenti:

  1. I segnali di crisi sono tantissimi, basta volerli vedere. Il problema è che il sistema dei mass media fa di tutto per nasconderli, e non solo in Italia. Forse una possibilità (una linea interessante direbbero gli scacchisti) potrebbe essere selezionarne una adatta alla divulgazione.

    (P.S. il commento è anonimo ma sono sempre Marco. Per contributo tramite post intendo qualcosa del genere...)

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  2. No, non c'è più spazio, neppure per lo sviluppo sostenibile, nè per la green economy, nè per lo stato stazionario.
    Intervengo sul merito e sul metodo della proposta. Se intendiamo avviare un processo cumulativo di conoscenze e azioni, prima che la Storia finisca (quella della sopravvivenza della specie umana), è opportuno chiudere la forbice fra teoria e prassi, cioè fra chi fa analisi intellettuali senza fine e quanti dicono che la prassi è tutto (in osteria si dice: basta seghe mentali). Entrambi i partigiani delle due fazioni presidiano i rispettivi fortini sulla base dell'antico adagio: meglio primi al paesello che secondi a Roma. Fuor di metafora, che cosa congiunge teoria e prassi? Ovviamente la politica, come insegnava don Milani, maestro anche di Francuccio Gesualdi. In breve, il citatissimo ma inascoltato pedagogo affermava che se esiste un problema che ci accomuna, risolverlo tutti insieme è la politica. Ma per fare questo occorre condividere lo stesso problema e decidere di affrontarlo insieme.
    Insomma è un problema di conoscenza condivisa, di progettualità politica, di istituzioni comuni.

    Ferruccio 1 di 3

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  3. Sento già la schiera dei sostenitori del cambiamento dal basso, che si oppongono all’approccio tardoilluminista della progettazione “a tavolino” sulla base di un credo epistemologico fondato sulle conseguenze inintenzionali di progetti “intenzionati”. Questi illustri filosofi della scienza non si rendono conto di condividere questa posizione con l’individualismo metodologico che è il fondamento scientifico-filosofico del pensiero neoclassico, della capacità autoregolativa del mercato globalizzato, tradotto in progetto politico da Reagan/Tatcher e loro attuali epigoni. Cosa possiamo fare allora? Semplice, metterci davanti ad un tavolo a progettare insieme, dopo esserci spogliati dei nostri ruoli e dalla convinzione che le nostre idee e le nostre associazioni, iniziative, sono le uniche portatrici della verità. In conclusione, fare rete sempre più ampia e progettare e agire insieme, prima che sia troppo tardi.

    Ferruccio 3 di 3

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  4. La conoscenza già la possediamo. Basterebbe a questo proposito leggere il recente articolo del World Watch Institute www.cnms.it/sites/default/files/Less%20stuff.pdf riportato nel sito di Gesualdi. Per non parlare degli scritti di Latouche, Georgescu Roegen, ecc. E veniamo al progetto. Se è vero ciò che sostiene il citato WWI, abbiamo tempo dai 10 ai 15 anni per riconvertire tutta l’economia mondiale prima che si inneschino processi ambientali irreversibili e/o conflitti globali per “l’ultimo barile di petrolio”, o di acqua, ecc. dobbiamo chiederci se sia sufficiente la sola azione dal basso, per convincere le persone a chiudere il rubinetto dell’acqua quando si lavano i denti, o andare al mercato per comprare dal contadino a km 0, ecc. ecc. ecc.? Gli scienziati direbbero che questa strategia è necessaria ma non sufficiente. Occorre operare a tutti e tre i livelli: micro,meso, macro. Gli economisti direbbero che non basta imparare l’economia politica, occorre mettere mano alla politica economica. Ma come facciamo a darci e condividere un progetto comune se restiamo frammentati in mille gruppi e gruppetti? Come facciamo senza Istituzioni locali intermedie e globali per contrastare la rete connessa di tutte le Istituzioni che sostengono la crescita infinita: Partiti, associazioni datoriali, insegnamenti universitari egemonizzati dall’ideologia neoclassica, WTO, Banca mondiale, FMI, Borse e finanza internazionale (compresi i fondi pensione) Stati con i loro apparati industrial-militari a difesa di “stili di vita non negoziabili”?

    Ferruccio 2 di 3

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